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Diciassette nel mondo latino era un numero infausto. Per via, si racconta della XVII Legio sterminata in Germania, ma forse anche per altre questioni di numeri e cabala.
Certo è che forse qualcosa non torna visto che di Book generation ne sono state fatte diciassette puntate e son piaciute proprio tutto per quell’aria diversa di parlare di libri e farlo, guarda caso, sul ring di una palestra di pugilato, in un mercato del pesce, dentro il mare, in un bar, in un autolavaggio e poi in ordine vetreria, scuola di danza, campo di rugby, antiche rovine romane e alla via così come a dire: i libri sono ovunque e non solo nelle librerie e nelle biblioteche.

Questo è Book generation. Un’idea differente di parlare di libri.

E’ così è matrimonio tra la trasmissione televisiva Book generation e il sito di recensioni Mangialibri. Dalla puntata otto vedremo David Frati fare da contraltare, con le sue letture e note, ad Andrea Giannasi.
La troupe, diretta da Roberto Giannessi, sta già lavorando alla nuova puntata che sarà girata tra Roma, Civitavecchia e Salerno.

Mangialibri e Book generation

Mangialibri e Book generation

Mangialibri nasce a Natale 2005 : inizialmente si tratta del blog personale del giornalista e copywriter David Frati, poi negli anni si apre alla preziosa collaborazione di altri diventando prima un blog collettivo e poi nel 2009 un portale vero e proprio.

L’identikit?
Un grande magazine generalista che informa sulle ultime novità (ma ripesca anche spesso e volentieri dal passato vicino e lontano) nel campo dei libri e dei fumetti, senza trascurare l’editoria per bambini e ragazzi e anche i libri in edicola, che intervista scrittori ed editori, che segue festival e premi letterari. Senza rimasticare quarte di copertina o comunicati stampa, ma leggendo davvero quello che recensisce.

L’ambizione?
Fornire al popolo dei lettori gli strumenti per orientarsi nello tsunami di libri che si abbatte sugli scaffali delle librerie ogni mese, che siano pubblicati da colossi editoriali o piccole case editrici sconosciute, da autori famosi o da esordienti. Vogliamo prendere per mano la quarantenne che legge sull’autobus il bestseller primo in classifica che le hanno regalato a Natale e guidarla in un Paese delle Meraviglie in cui ci sono migliaia di altri libri che potrebbero piacerle da morire ma che lei non conosce, un po’ per i problemi dell’editoria italiana (monopoli, distribuzione, organizzazione degli spazi vendita, etc) un po’ perché il linguaggio esoterico degli addetti ai lavori e lo snobismo dei cosiddetti intellettuali la respinge, la tiene lontana, la spaventa.

L’approccio?
Aperto alle novità, goloso, mai snobistico, allergico ai pregiudizi contro la letteratura di genere. Siamo sicuri che un bel romanzo sui vampiri o sui pirati non abbia più dignità dell’ennesimo epigono dello scrittore ‘must’ del momento? Noi siamo sicuri che ce l’ha.

Il linguaggio?
Iconoclasta, ironico, pop, popolare – talvolta popolano.

Il simbolo?
Non a caso il logo di Mangialibri è un panino. Ma non una baguette ‘parigina’, bensì una di quelle che a Roma si chiamano rosette, cioè un panino da muratore, da contadino, ripieno solo incidentalmente di pagine di libri anziché di salsiccia e cicoria.

www.mangialibri.com